MESSINA – Conoscere i rischi naturali per affrontare le emergenze in modo più efficace, attraverso il dialogo tra ricerca scientifica, istituzioni e strutture operative. È stato questo il filo conduttore del Meeting “Conoscere i rischi per gestire l’emergenza”, svoltosi il 16 ottobre presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Messina, nell’ambito della XV edizione della Settimana della Sicurezza – “Messina RISK SIS.MA. 2026”.
L’iniziativa si è inserita nel programma dell’Esercitazione comunale di Protezione civile, diretta dall’ingegnere Antonio Rizzo, ed è stata organizzata dal Comune di Messina in collaborazione con l’Università degli Studi di Messina. Per l’Ateneo hanno curato l’organizzazione Debora Presti e Barbara Orecchio, professoresse ordinarie di Geofisica dell’Università messinese.
Il Meeting ha rappresentato un’importante occasione di confronto interdisciplinare sui temi della conoscenza, del monitoraggio e della mitigazione dei rischi naturali, con particolare attenzione ai fenomeni sismici, vulcanici e agli tsunami, questioni di grande rilevanza per un territorio esposto a molteplici pericoli naturali come quello dello Stretto di Messina.
Ai lavori hanno partecipato docenti e ricercatori dell’Università degli Studi di Messina, con particolare riferimento al Corso di Laurea Magistrale in Geophysical Sciences for Seismic Risk, rappresentanti dell’Accademia Nazionale dei Lincei e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), insieme a esponenti della Protezione civile nazionale e regionale e del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco.
Tra gli interventi, quelli di Debora Presti per l’Ateneo messinese, Giancarlo Neri per l’Accademia Nazionale dei Lincei, Alessandro Amato e Stefano Branca per l’INGV, Fabio Brondi e Bruno Manfré per la Protezione civile e Michele Burgio per i Vigili del fuoco. La presenza di competenze provenienti da ambiti diversi ha consentito di affrontare la gestione delle emergenze da una prospettiva integrata, mettendo in relazione l’analisi scientifica dei fenomeni naturali con le esigenze della pianificazione territoriale e dell’intervento operativo.
Ampio spazio è stato dedicato alla valutazione della pericolosità del territorio e agli aspetti geotecnici e strutturali, con i contributi di Ernesto Cascone e Giovanni Falsone. Particolare attenzione è stata riservata anche alla percezione del rischio e alle strategie da adottare nelle diverse fasi dell’emergenza. La conoscenza dei fenomeni naturali costituisce infatti un presupposto essenziale per predisporre adeguati strumenti di prevenzione, pianificare gli interventi e ridurre le conseguenze degli eventi calamitosi.
Nel corso dell’incontro è emerso il contributo della ricerca scientifica avanzata e delle tecnologie innovative alla comprensione dei rischi naturali e allo sviluppo di strumenti sempre più efficaci per il monitoraggio e la gestione delle emergenze. Sono state inoltre presentate esperienze progettuali in ambito internazionale e prospettive di ricerca, con gli interventi di Massimo Villari e Barbara Orecchio, che hanno evidenziato il legame tra innovazione scientifica, formazione specialistica e applicazioni operative.
Un percorso che sottolinea l’importanza di investire nella preparazione di nuove professionalità capaci di integrare competenze geofisiche, tecnologiche e gestionali, contribuendo a rafforzare la prevenzione e la resilienza delle comunità.
Il Meeting ha confermato il valore della collaborazione tra università, istituzioni scientifiche e organismi preposti alla protezione della popolazione. Un dialogo che, nell’ambito della Settimana della Sicurezza e dell’esercitazione comunale, contribuisce a diffondere una maggiore consapevolezza dei rischi e a promuovere una cultura della prevenzione.
Per Messina e per l’intero territorio dello Stretto, caratterizzato dalla presenza di fenomeni sismici e vulcanici e dall’esposizione al rischio tsunami, la conoscenza scientifica rappresenta uno strumento fondamentale per affrontare le criticità e prepararsi alle possibili emergenze. L’iniziativa ha ribadito che una gestione efficace dei rischi non può prescindere dall’integrazione tra ricerca, formazione, pianificazione e capacità operativa. È proprio dalla collaborazione tra questi ambiti che possono nascere strategie più consapevoli e strumenti concreti per la tutela del territorio e della popolazione.
